QUI RIPOSANO IN PACE L' ARTE E LA CULTURA. AMEN.

"sogno"

"sogno"
Visualizzazione post con etichetta memento. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta memento. Mostra tutti i post

domenica 24 maggio 2009

SE SAPESSI...

Se sapessi che davvero dopo di me non restassero tracce di quello che vedo e ascolto,io salperei con me stessa senza voltarmi,affrontando la sola ambizione di andare dove desidero arrivare.Ma il dubbio che questa sia la realtà e là il mio sogno mi trattiene.Per amore solo per amore.E resto finchè l'amore comunque ha senso di condizione.

E ancora se sapessi quante volte penso la stessa cosa e da quanto tempo...e fin'ora sono rimasta per amore ma mi sono data solo un altro anno di tempo e poi salperò per poter passare gli ultimi anni di vita su questa terra a vedere e fare le cose che ancora non ho visto e fatto, perchè penso che il rimpianto possa vanificare qualsiasi forma di amore e sacrificio e io alla fine non vorrò rimpiangere nulla...

mercoledì 29 aprile 2009

A SIMONE

Non ho memoria di me stessa piccola e quando mia madre mi dice che le sembra che sono nata ieri, la guardo stralunata perché a 50 anni l’infanzia è molto lontana.
Ma quando guardo te, figlio ormai adulto, ti vedo ancora bimbo che venivo a prendere alle elementari e che proteggevo dai compagni che ti facevano i dispetti. Come quella volta che mi sono messa una parrucca per non essere riconosciuta e poter cogliere in flagrante due fratellini che si divertivano a picchiarti quando uscivate da scuola. E mi si riempie il cuore di tenerezza anche oggi, quando mi guardi infelice, con i tuoi occhi buoni pieni d’amore. Vorrei poterti lenire tutte le tue sofferenze di uomo, ma non mi è possibile e mi sento impotente. E quando mi rimproveri i miei errori, dentro di me penso che non riuscirò mai a farti capire quanto amore ho per te, e che se anche ti sembro dura, è solo perché qualcuno mi ha insegnato che i figli vanno lasciati crescere e sbagliare e bisogna solo essere lì pronti a raccogliere i cocci e le lacrime.
Ti amo sopra ogni altra cosa e darò la vita per te, se necessario, e anche quando non sarò fisicamente vicino a te, sarò comunque sempre con te e dentro di te, e nessuno e niente mai potrà distruggere quello che provo, figlio.

...azz...


...mi sento terribilmente smielata e demodè, quasi dannunziana e un pò caramellosa, di un romantico che puzza di naftalina...devo fare l'aggiornamento al cervello!!!:-)))))

venerdì 24 aprile 2009

VERSO IL 25 APRILE...



Lo avrai camerata Kesselring
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà
a deciderlo tocca a noi.
Non coi sassi affumicati dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
non colla terra dei cimiteri dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità
non colla neve inviolata delle montagne che per due inverni ti sfidarono
non colla primavera di queste valli che ti videro fuggire.
Ma soltanto col silenzio del torturati
Più duro d'ogni macigno soltanto con la roccia di questo patto
giurato fra uomini liberi che volontari si adunarono
per dignità e non per odio decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo.
Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ora e sempre
RESISTENZA
Pietro Calamandrei

Un'iniziativa per il 25 Aprile: i siti ed i blogs di ispirazione democratica pubblichino "lapide ad ignominia" di Calamandrei.
In occasione del 25 Aprile, proponiamo a tutti i siti e blogs di ispirazione democratica ed antifascista di far apparire nella propria pagina di apertura le parole dettate da Pietro Calamandrei in risposta alle affermazioni di Kesselring che, nel 1952, da poco graziato per "gravi condizioni di salute" dalla condanna (a morte, poi commutata in carcere a vita), e da poco rientrato nella sua Baviera, venendovi da molti accolto come un eroe, una volta al sicuro ebbe a dire di non aver nulla da rimproverarsi, e che anzi gli italiani avrebbero dovuto essergli tanto grati da dovergli erigere un monumento.

Queste parole furono incise su una lapide scoperta il 4 Dicembre 1952, in occasione degli otto anni dallo assassinio di Duccio Galimberti.
Nell'Italia di oggi sorgono organizzazioni dichiaratamente fasciste, una ventata razzista e xenofoba percorre il Paese, e le pubbliche vie sono aperte a manifestazioni che apertamente proclamano parole d'ordine inneggianti al nazismo, all'odio razziale, alla sopraffazione ed alla violenza nei confronti di ogni forma di diversità.

Tali sono i modi esprimersi di gruppi di deficienti e disadattati; ma questi trovano legittimazione sempre più evidente negli atteggiamenti culturali di larga parte della maggioranza di governo e nell'opera di "revisione a-storica" di molti intellettuali, tendente a derubricare l'antifascismo e la Resistenza da lotta e guerra per la liberazione e la democrazia a "guerra civile" di italiani contro italiani, e perciò stesso da condannare. E trovano legittimazione politica nelle affermazioni di chi ormai si considera "capo del governo" sciolto dalle leggi e dalle norme costituzionali, proclamando apertamente l'intenzione di revisionare la Costituzione in nome della concentrazione di ogni potere nelle mani dell'Esecutivo, e dichiarandone il superamento in virtù del fatto che essa sia stata figlia di uno schieramento comprendente anche i comunisti.

La Resistenza di 65 anni fa ha portato alla Repubblica ed alla Costituzione che da poco ha superato i 60 anni, affermando principi ispiratori della convivenza civile validi ancora oggi, per quanto non compiutamente realizzati.
La resistenza di oggi deve mirare a salvare i principi di quella Costituzione che oggi si vuol mettere in discussione; deve mirare a difendere le libertà ed i diritti degli individui e dei cittadini da concezioni autoritarie che impongono o negano scelte di inizio e fine vita, che impongono un'informazione unilaterale e di comodo, che negano il diritto alla partecipazione politica ed alla rappresentatività delle Assemblee elettive, che ostacolano la mobilità della nostra società e ne deprimono l'apertura, che promuovono il privilegio e condannano il merito, che sostituiscono la furbizia al lavoro.
Gli italiani di oggi non devono dimenticare, e devono ricordare cosa costò al Paese la lotta contro la dittatura ed il raggiungere la democrazia: imperfetta come tutte le cose umane, ma non sostituibile con alcuna altra concezione della convivenza civile, politica e sociale. Il rispetto per i caduti dell'una e dell'altra parte non deve confondersi con il considerare equivalenti chi ha lottato per la libertà e la dignità del Paese, e chi ha combattuto dall'altra parte; chi ha imposto e firmato le leggi razziali, e chi a seguito di queste è stato privato dei diritti di cittadinanza, dei beni, della vita.

E gli italiani di oggi devono tener presente come le dimenticanze e la perdita della memoria storica siano una delle premesse dell'involuzione antidemocratica del Paese: la lotta di allora e le battaglie politiche di oggi sono unite da un filo di continuità che non si può e non si deve spezzare.
Internet è oggi l'unico spazio disponibile alla libera circolazione di idee ed opinioni. Come i samizdat nell'Unione Sovietica degli anni '60 del secolo scorso furono gli unici canali d'informazione praticabili per chi intendesse esprimere posizioni diverse da quelle ufficiali, oggi la rete è l'unico spazio libero ed a disposizione per l'informazione passiva ed attiva di tutti, e può costituire un potente veicolo di informazione alternativa.

Proponiamo pertanto che, nel corso delle giornate del 23 e 24 Aprile, appaiano su tutti i siti ed i blogs convinti della necessità di salvare la fragile democrazia italiana, e vengano inviate via e-mail ad amici conoscenti le parole di Pietro Calamandrei.

giovedì 23 aprile 2009

PENSIERINO DELLA SERA...



UNA GIOVANE DONNA SENZA TRUCCO E' AL "NATURALE", UNA DONNA MATURA SENZA TRUCCO E' "TRASCURATA"...

AVREI VOGLIA DI URLARE....

Avrei voglia di urlare, porca vacca, chiusi in un sistema che ogni giorno, ci stringe il laccio alla gola. Come ci siamo potuti ridurre in questa maniera, i valori dei padri inutili per i figli, la saggezza affidata al denaro. Nulla di nuovo, mi dico e forse più che urlare bisognerebbe iniziare a camminare come Gandhi, arrivare silenti e pacifici ad una rivoluzione. Serve solo quella ora o nelle condizioni in cui ci tengono, in massa dovremmo lasciare l'Italia. Immigrare e lasciare posto agli immigrati.
I più disperati fuggono dal proprio paese e paradosso, i più promettenti che non hanno mezzi e meritocrazia per sviluppare la ricerca. Una massa di mediocri ( calcolo di potere) per poter governare in traquillita' per altri anni, è la nostra societa' del futuro.

lunedì 20 aprile 2009

IO NON DO UNA LIRA...


Scusate, ma io non darò neanche un centesimo di euro a favore di chi
raccoglie fondi per le popolazioni terremotate in Abruzzo.
So che la mia suona come una bestemmia. E che di solito si sbandiera
il contrario, senza il pudore che la carità richiede.
Ma io ho deciso. Non telefonerò a nessun numero che mi sottrarrà due
euro dal mio conto telefonico, non manderò nessun sms al costo di un
euro. Non partiranno bonifici, né versamenti alle poste. Non ho posti
letto da offrire, case al mare da destinare a famigliole bisognose,
né vecchi vestiti, peraltro ormai passati di moda.
Non l'ho scritto io ma vale la pena di diffonderlo

Ho resistito agli appelli dei vip, ai minuti di silenzio dei
calciatori, alle testimonianze dei politici, al pianto in diretta del
premier. Non mi hanno impressionato i palinsesti travolti, le dirette
no - stop, le scritte in sovrimpressione durante gli show della sera.
Non do un euro. E credo che questo sia il più grande gesto di
civiltà, che in questo momento, da italiano, io possa fare.
Non do un euro perché è la beneficenza che rovina questo Paese, lo
stereotipo dell'italiano generoso, del popolo pasticcione che ne
combina di cotte e di crude, e poi però sa farsi perdonare tutto con
questi slanci nei momenti delle tragedie. Ecco, io sono stanco di
questa Italia. Non voglio che si perdoni più nulla. La generosità,
purtroppo, la beneficenza, fa da pretesto. Siamo ancora lì, fermi
sull'orlo del pozzo di Alfredino, a vedere come va a finire,
stringendoci l'uno con l'altro. Soffriamo (e offriamo) una
compassione autentica. Ma non ci siamo mossi di un centimetro.
Eppure penso che le tragedie, tutte, possono essere prevenute. I
pozzi coperti. Le responsabilità accertate. I danni riparati in poco
tempo.
Non do una lira, perché pago già le tasse. E sono tante. E in queste
tasse ci sono già dentro i soldi per la ricostruzione, per gli aiuti,
per la protezione civile. Che vengono sempre spesi per fare altro. E
quindi ogni volta la Protezione Civile chiede soldi agli italiani. E
io dico no. Si rivolgano invece ai tanti eccellenti evasori che
attraversano l'economia del nostro Paese.
E nelle mie tasse c'è previsto anche il pagamento di tribunali che
dovrebbero accertare chi specula sulla sicurezza degli edifici, e
dovrebbero farlo prima che succedano le catastrofi. Con le mie tasse
pago anche una classe politica, tutta, ad ogni livello, che non
riesce a fare nulla, ma proprio nulla, che non sia passerella.
C'è andato pure il presidente della Regione Siciliana, Lombardo, a
visitare i posti terremotati. In un viaggio pagato - come tutti gli
altri - da noi contribuenti. Ma a fare cosa? Ce n'era proprio
bisogno?
Avrei potuto anche uscirlo, un euro, forse due. Poi Berlusconi ha
parlato di "new town" e io ho pensato a Milano 2 , al lago dei cigni,
e al neologismo: "new town". Dove l'ha preso? Dove l'ha letto? Da
quanto tempo l'aveva in mente?
Il tempo del dolore non può essere scandito dal silenzio, ma tutto
deve essere masticato, riprodotto, ad uso e consumo degli spettatori.
Ecco come nasce "new town". E' un brand. Come la gomma del ponte.


Avrei potuto scucirlo qualche centesimo. Poi ho visto addirittura
Schifani, nei posti del terremoto. Il Presidente del Senato dice che
"in questo momento serve l'unità di tutta la politica". Evviva. Ma io
non sto con voi, perché io non sono come voi, io lavoro, non campo di
politica, alle spalle della comunità. E poi mentre voi, voi tutti,
avete responsabilità su quello che è successo, perché governate con
diverse forme - da generazioni - gli italiani e il suolo che
calpestano, io non ho colpa di nulla. Anzi, io sono per la giustizia.
Voi siete per una solidarietà che copra le amnesie di una giustizia
che non c'è.
Io non lo do, l'euro. Perché mi sono ricordato che mia madre, che ha
servito lo Stato 40 anni, prende di pensione in un anno quasi quanto
Schifani guadagna in un mese. E allora perché io devo uscire questo
euro? Per compensare cosa?
A proposito. Quando ci fu il Belice i miei lo sentirono eccome quel
terremoto. E diedero un po' dei loro risparmi alle popolazioni
terremotate.
Poi ci fu l'Irpinia. E anche lì i miei fecero il bravo e simbolico
versamento su conto corrente postale. Per la ricostruzione. E
sappiamo tutti come è andata.
Dopo l'Irpinia ci fu l'Umbria, e San Giuliano, e di fronte lo strazio
della scuola caduta sui bambini non puoi restare indifferente.
Ma ora basta. A che servono gli aiuti se poi si continua a fare
sempre come prima?
Hanno scoperto, dei bravi giornalisti (ecco come spendere bene un
euro: comprando un giornale scritto da bravi giornalisti) che una
delle scuole crollate a L'Aquila in realtà era un albergo, che un
tratto di penna di un funzionario compiacente aveva trasformato in
edificio scolastico, nonostante non ci fossero assolutamente i minimi
requisiti di sicurezza per farlo.
Ecco, nella nostra città, Marsala, c'è una scuola, la più popolosa,
l'Istituto Tecnico Commerciale, che da 30 anni sta in un edificio che
è un albergo trasformato in scuola. Nessun criterio di sicurezza
rispettato, un edificio di cartapesta, 600 alunni. La Provincia ha
speso quasi 7 milioni di euro d'affitto fino ad ora, per quella
scuola, dove - per dirne una - nella palestra lo scorso Ottobre è
caduto con lo scirocco (lo scirocco!! Non il terremoto! Lo scirocco!
C'è una scala Mercalli per lo scirocco? O ce la dobbiamo inventare?)
il controsoffitto in amianto.
Ecco, in quei milioni di euro c'è, annegato, con gli altri, anche
l'euro della mia vergogna per una classe politica che non sa decidere
nulla, se non come arricchirsi senza ritegno e fare arricchire per
tornaconto.
Stavo per digitarlo, l'sms della coscienza a posto, poi al Tg1 hanno
sottolineato gli eccezionali ascolti del giorno prima durante la
diretta sul terremoto. E siccome quel servizio pubblico lo pago io,
con il canone, ho capito che già era qualcosa se non chiedevo il
rimborso del canone per quella bestialità che avevano detto.
Io non do una lira per i paesi terremotati. E non ne voglio se
qualcosa succede a me. Voglio solo uno Stato efficiente, dove non
comandino i furbi. E siccome so già che così non sarà, penso anche
che il terremoto è il gratta e vinci di chi fa politica. Ora tutti
hanno l'alibi per non parlare d'altro, ora nessuno potrà criticare il
governo o la maggioranza (tutta, anche quella che sta
all'opposizione) perché c'è il terremoto. Come l'11 Settembre, il
terremoto e l'Abruzzo saranno il paravento per giustificare tutto.
Ci sono migliaia di sprechi di risorse in questo paese, ogni giorno.
Se solo volesse davvero, lo Stato saprebbe come risparmiare per
aiutare gli sfollati: congelando gli stipendi dei politici per un
anno, o quelli dei super manager, accorpando le prossime elezioni
europee al referendum. Sono le prime cose che mi vengono in mente. E
ogni nuova cosa che penso mi monta sempre più rabbia.
Io non do una lira. E do il più grande aiuto possibile. La mia
rabbia, il mio sdegno. Perché rivendico in questi giorni difficili il
mio diritto di italiano di avere una casa sicura. E mi nasce un
rabbia dentro che diventa pianto, quando sento dire "in Giappone non
sarebbe successo", come se i giapponesi hanno scoperto una cosa
nuova, come se il know - how del Sol Levante fosse solo un' esclusiva
loro. Ogni studente di ingegneria fresco di laurea sa come si fanno
le costruzioni. Glielo fanno dimenticare all'atto pratico.
E io piango di rabbia perché a morire sono sempre i poveracci, e nel
frastuono della televisione non c'è neanche un poeta grande come
Pasolini a dirci come stanno le cose, a raccogliere il dolore degli
ultimi. Li hanno uccisi tutti, i poeti, in questo paese, o li hanno
fatti morire di noia.
Ma io, qui, oggi, mi sento italiano, povero tra i poveri, e rivendico
il diritto di dire quello che penso.
Come la natura quando muove la terra, d'altronde.